In questo cambiamento si riflette anche una nuova posizione del consumatore, in particolare di quello più giovane, che non cerca più un’unica forma di ritualità legata al bere, ma una pluralità di modalità attraverso cui abitare i contesti: momenti in cui la scelta non è guidata dalla ricerca dell’intensità, ma da quella della consapevolezza e della presenza piena.
Il vino, in questo senso, non perde centralità, ma la riconfigura, diventando più essenziale, più flessibile, più aderente a una sensibilità contemporanea che rifiuta le categorie rigide e preferisce le esperienze situazionali.
Forse il punto non è più chiedersi che cosa si stia bevendo in termini assoluti, ma quale esperienza si stia attraversando in quel preciso momento, e in questa domanda il vino, anche quando privo o quasi privo di alcol, continua ad essere uno strumento narrativo potente, capace di adattarsi senza perdere identità.