Arbanne, Petit Meslier, Pinot Blanc e Pinot Gris non sono una recente riscoperta né una curiosità per appassionati. Al contrario, per secoli hanno fatto parte del paesaggio viticolo della Champagne, convivendo con gli altri vitigni e contribuendo naturalmente all’equilibrio degli assemblaggi, molto prima che la fillossera modificasse profondamente la geografia del vigneto.
Negli ultimi anni alcuni produttori hanno deciso di riportarli al centro del racconto. Non per inseguire una moda, ma per recuperare un patrimonio genetico e culturale che rischiava di andare perduto.
La loro presenza negli assemblaggi regala sfumature aromatiche inaspettate, una freschezza vibrante e una complessità che dialoga con il territorio in modo estremamente autentico. Ma il loro valore va oltre il profilo organolettico.
In un contesto in cui il cambiamento climatico sta modificando gli equilibri della viticoltura, varietà come Arbane e Petit Meslier, grazie alla loro naturale acidità e ai tempi di maturazione, potrebbero rappresentare una risorsa preziosa per il futuro della Champagne.








